CUBA SENZA FRENI (1/3)

Storie di “ciclistiurbani”.
Per questo ”CUBA SENZA FRENI” ci ha entusiasmato immediatamente. Prima di lasciarvi alla prima parte del loro racconto ecco una frase che racchiude questo viaggio e i nostri sogni a due ruote: non ci può essere nulla che non funziona, un telaio, due ruote e una trasmissione. Il nostro bagaglio non supera i 6 Kg, non ci servirà nulla in un paese dove la gente del posto vive solo di musica e ideali.

Il nostro itinerario attraverso CUBA.Schermata 2015-06-18 alle 09.59.33

Nell’estate del 2014 decidiamo di attraversare l’isola di Cuba con una bicicletta a scatto fisso, senza freni, solo con le parti essenziali per pedalare e concentrarci sul rumore della ruota fina sull’asfalto. Non abbiamo alcuna esperienza di cicloturismo ma solo una grande tenacia e un affiatamento che ci ha aiutato in piccole imprese compiute durante la nostra gioventù. La gente normale ci chiede: “perché una bici così scomoda e inadatta per una cosa del genere?”. Provate a pedalare con una fissa e vi accorgerete della meraviglia dell’essenziale: non ci può essere nulla che non funziona, un telaio, due ruote e una trasmissione. Il nostro bagaglio non supera i 6 Kg, non ci servirà nulla in un paese dove la gente del posto vive solo di musica e ideali. Abbiamo calcolato che avremmo riuscito a coprire una distanza di circa 100 km al giorno. Non sono pochi con una bici come quella, con l’asfalto dissestato, qualche salita e discesa, il caldo e forse anche il vento. Il viaggio è ispirato all’idea minimalista con cui è concepita questo tipo di bici: muoversi con il minimo indispensabile ed eliminare ogni “freno”.

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Il 22 ottobre partiamo alla volta della bellissima isola caraibica, biciclette imbarcate e vari problemi con voli interni dall’Avana a Santiago. Il ritardo accumulato ci porta a partire verso le 12:00 dopo aver montato le bici fuori dall’aeroporto con un caldo che dobbiamo ancora abituarci a sopportare. La prima tappa la terminiamo pedalando di notte con la sola luce frontale tra la buia e deserta strada che ci porta a Mangos de Baraguà. Il calar della sera ci invita a cercare un posto per dormire nel povero e piccolo villaggio, dove però ci attende una brutta sorpresa: siamo i primi turisti che si siano mai fermati in quel posto e di conseguenza non c’è la minima struttura ricettiva che possa accoglierci per la notte. Fortunatamente un ragazzo prende a cuore la nostra situazione e dopo lunghe trattative riesce a trovarci un alloggio. La notte passa veloce e il canto del gallo sembra esortarci a rimetterci in marcia.

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Per quattro giorni pedaliamo tra le piantagioni di canna da zucchero incontrando lavoratori delle campagne e dormendo in case particolari per turisti. La prima parte del viaggio la consideriamo conclusa con successo una volta arrivati a Playa Santa Lucia. Una stupenda spiaggia che permette di rilassarci per un’oretta e conoscere il primo aspetto della Cuba turistica. Su questa costa si trovano vari alberghi e resort che si affacciano su un mare limpido e cristallino, protetto da una grande barriera corallina. Esclusa la bellissima Coco beach e i fenicotteri rosa, questa zona prettamente turistica e tempestata di lussuosi resort non offre molto da vedere. Solo qualche turista nord americano in cerca di chicas. E così il giorno seguente, senza tanti rimpianti e con il vento in poppa, saltiamo in sella e puntiamo verso Camaguey…   segue….

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