BERLINO: Primavera non bussa, lei entra sicura.

Un anno fa ho scoperto che la mia vita poteva cambiare andando in bici. Ne ho comprata una che incontrasse le mie esigenze di ciclista urbano durante la settimana e, occasionalmente, viaggiatore nel weekend. Con la bella stagione ho cominciato a girare in lungo e in largo la città dove vivo, che offre una infinita gamma di possibilità per i ciclisti. Parliamo di Berlino, quindi di una buona rete di piste ciclabili, di un’ampia fetta di popolazione che sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto, di attività collettive organizzate come passeggiate e critical mass.
Poi, è arrivato l’Inverno con temperature spesso sotto lo zero, neve e ghiaccio sulla strada. Molti, qui, continuano a pedalare nonostante il clima. Io ho provato ma ho beccato un raffreddore tremendo e la prospettiva di scivoloni e cadute non mi ha motivata più di tanto. La mancanza della bici è stata dura da affrontare e l’inverno, seppure non particolarmente rigido quest’anno, mi è sembrato più lungo.
Ma, finalmente ecco che ieri, 17 Marzo, è arrivata la Primavera. Inaspettata, all’improvviso.
La mattina mi sono alzata e la temperatura era salita a quasi 20 gradi, il sole splendeva, per cui ho preso la bici ed ho percorso i 10 minuti che mi separano dall’ufficio. Parcheggio, salgo le scale, mi siedo davanti al computer e comincia una interminabile giornata di lavoro. Va tutto male, il capo sbraita, il collega pretende, la tecnologia si rifiuta di collaborare.
L’unico modo per trasformare la giornata? Lasciare l’ufficio e concedermi una splendida passeggiata in bici, senza meta. Perché il ciclista urbano si sposta di solito per raggiungere un posto preciso, ma la soddisfazione di girare a caso e di perdersi per le vie di una città che è ancora troppo grande per imprimerla tutta nella testa, è qualcosa che può esaltare.
Il giro che mi sono concessa ieri parte dal mio ufficio che si trova nei pressi di Straße des 17. Juni, uno dei viali principali di Berlino, che attraversa l’intero Tiergarten, il polmone verde della città, passa per la grande rotonda chiamata Großer Stern (Grande Stella) al centro della quale svetta la Siegessäule (Colonna della Vittoria), per arrivare infine alla porta di Brandeburgo, il simbolo della città. Attraversando il Tiergarten sono giunta alla zona in cui trovano sede alcune Ambasciate, tra cui quella italiana, e sono poi scesa verso Sud fino a raggiungere il quartiere di Kreuzberg. Nell’area Ovest di quest’ultimo sorge dal 2011 un parco pubblico con impianti ricreativi, il Gleisdreieck, con una estensione di circa 26 ettari. Caratterizzato da una rete di strade di cemento che lo attraversano, collegando le diverse aree gioco per i bambini, i campi da basket, suggestivi perché collocati sotto il ponte della ubahn, la metropolitana di Berlino, e uno skatepark.
Lunghe panche di legno accompagnano il veloce andare delle bici dei commuters che attraversano il parco per tornare a casa, ma anche quello lento e rilassato di chi, come me, approfitta dei primi raggi di sole per uscire dal letargo e far andare gambe e pensieri. Tutto è integrato con la natura circostante e i materiali esistenti sul luogo, come binari arrugginiti e vecchi ponti di ferro, sono stati riutilizzati e trasformati in arredo urbano funzionale alla vita del parco.
Mi fermo per una pausa, la bici davanti a me, a riposo anche quella e mi concedo la lettura di un libro mentre il sole comincia a scendere.

Intorno a me molti altri ciclisti si prendono un momento di relax, prima di ripartire per casa.
Dopo un po’ comincio a sentire il freddo che bussa sulla giacca. La Primavera non è ancora nel pieno del suo splendore e ci tiene a farmelo sapere. Alzo gli occhi e butto un ultimo sguardo al sole che scende dietro al panorama cittadino.

Il buio sta arrivando e mi avvio verso casa. Inizialmente ripercorro le stesse strade dell’andata ma poi decido per un’ulteriore deviazione, attraversando una delle piazze più suggestive della città: Potsdamer Platz.
Situata al centro del quartiere di Mitte, la piazza è caratterizzata da una storia travagliata, che l’ha vista distrutta durante la seconda guerra mondiale e rinascere negli anni Novanta, inserita nell’ambito dell’ambizioso progetto urbano di ricostruzione della città riunificata.
Dopo il 1990, l’area fu divisa in quattro parti, la più ampia delle quali venne venduta alla Daimler-Benz, che incaricò Renzo Piano della pianificazione, il quale assegnò i singoli edifici a diversi architetti.

Giungo al semaforo e sulla mia sinistra, tra l’edificio chiamato Potsdamer Platz No.1 di Hans Kollhoff e la torre sede della Deutsche Bahn, parte del Sony Center, si apre un incredibile tramonto.
Il cielo divorato da un sole che se ne va a dormire ed io, con il pensiero rivolto a tutti coloro che stanno percorrendo quella stessa strada in macchina e non possono fermarsi a godere di questo spettacolo, mi fermo aspettando che scatti due volte il rosso.
E’ proprio ora di tornare a casa, ma prima una brevissima tappa nel percorso che costeggia la Sprea, il serpente d’acqua che attraversa Berlino, placido, e che mi regala un ulteriore cielo infuocato.

Raggiunto il cortile del mio palazzo, lascio la bici legata al solito posto e torno a rintanarmi in casa. Mi siedo sul divano, apro la finestra per lasciare entrare l’aria fresca, nel tentativo di riprodurre quella sensazione di libertà che ti da il vento che arriva diretto sul viso, mentre le gambe spingono insensibili alla fatica perché sopraffatte dalla gioia di quel mezzo di trasporto magico. Domani si torna a lavoro ma la Primavera è ormai alle porte e non posso nascondermi il pensiero che queste giornate splendide si ripeteranno sempre più spesso nei prossimi mesi.

Daria Tombolelli from Berlin.

 

© REDAZIONE CiclistaUrbano.com
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