SUNNY LEE (SINGLESPEED)

Sono sempre le storie di bici e amicizia quelle che fanno pulsare questo blog.
Tutto questo nasce e diventa realtà attraverso uno spettacolo tutto arancio, cromo e cuciture sartoriali…SUNNY LEE. Buona lettura!!!!!! A noi piace così.

Potrei iniziare anch’io con un romantico “…quante cose dietro ad una bici..”, in realtà dietro questa bici c’è solamente una semplice storia. La storia di due ragazzi che si sono incontrati per la prima volta nel settembre del 1988 all’ingresso di una scuola, per l’inizio di un nuovo anno scolastico. Quasi per caso sono divenuti compagni di banco e da allora il mondo e le loro vite hanno visto ed attraversato numerose ere senza comunque cambiare ciò che nacque in quel lontano ’88. Erano diventati amici e lo restano tuttora.

La storia di Sunny(ovvero il “Generale Lee”.. ovvero quello che vuoi..)

Questa grande bellezzarappresenta, se volete, il suggello di questo rapporto. L’idea è partita quasi per caso a settembre dello scorso anno e piano piano, pezzo dopo pezzo, è divenuta realtà.

Per prima cosa la definizione del concetto: “deve essere singlespeed”. Nel mio immaginario il “cambio” della bici ha sempre rappresentato un qualcosa di complicato, periodicamente da “registrare”, ergo non se ne parla nemmeno, un pignone, una velocità e via.. o così o niente.

Visto che c’era da celebrare un periodo a cavallo di due decenni, deve essere una 80-90’s ovvero componenti e stile da prima repubblica.

Abbiamo pensato al manubrio, deve essere una “piega”, non ne ho mai avute con il volante ricurvo. Per me il manubrio da corsa ha sempre rappresentato la “bicicletta seria” e quindi la scelta era obbligata. La piega è stata fasciata morbida e leggera, come il braccio di una dama ottocentesca da un guanto da sera, di un sottile velo di raffinata pelle cucito in modo unico dai sarti di Almarc. Giudicate voi il risultato (penso sia la prima singlespeed nastrata Almarc, cioè in pelle con cucitura a spina di pesce).

Si è passati alla guarnitura e qui, se vogliamo, la scelta era tra la crème delle guarniture di quell’epoca, ovvero Super Record, Gran Sport e Strada. La sezione aurea, anche per me che sono un profano, è risultata essere senza dubbio la Super Record… no way.

Per i cerchi il buon Leo non vedeva l’ora di scartare dal vecchio cellophane i scintillanti Altanta 96 (new old stock) recuperati nel suo girovagare alla ricerca di componenti, semplicemente unici.

Per quanto riguarda i freni, è stato amore a prima vista, non ricordava il nome del modello nemmeno lui, ma quando me li ha fatti vedere, la scelta è stata immediata. Sono i celeberrimi Monoplaner, una meraviglia assoluta, un portento di design e di forme, nuovi mai montati, incredibile.

E veniamo al telaio; qui la ricerca si è fatta interessante, bisognava in effetti trovare un adeguato trait d’union tra questi preziosi elementi. La scelta è ricaduta su un telaio marchiato “Berma prof” estremamente accattivante nelle raffinate congiunzioni e dalle geometrie pulite e compatte, in più una piuma (…n’est pas, Leo?).

Infine, il colore. Sul colore il mio sapiente amico, mai banale, ha ben pensato di raggirarmi fino all’ultimo giorno raccontandomi la storiella di un viola ophelia(fatevela raccontare). La livrea è invece arancione come mai avrei immaginato, l’arancione scintillante ed infuocato del Sole quando è appena sopra la linea dell’orizzonte.

Alla fine eccola qui la nostra bici, dall’idea e dalle mani sapienti di Leonardo, semplicemente amico di una vita.

Stefano

Sunny Lee: made in CICLICO

 

 

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