È quando non ne hai piú che ne hai ancora..

Oggi un giorno come un altro. Devo tornare a casa da lavoro, quindi? Salgo come sempre sulla mia bicicletta ed inizio a pedalare. Ne ho una gran voglia ma, curiosamente, mi rendo conto, giá dai primi giri di catena, che le mie gambe sembrano zavorrate da cavigliere di piombo. Sará che sono freddo. Avanzo.
Faccio 800 metri e mi immetto sugli stradelli guelfi,uno stradone lungo ed immerso nella campagna piu sconfinata, cosi aperta da farti perdere il limite dell’orizzonte. Cerco di alleggerire il rapporto per pedalale con più fluiditá ma la fatica é la stessa.

Guardo il contachilometri per capire: in genere giro sui 23 km/h: sto sui 17….Provo ad alzarmi sui pedali e a spingere per rompere il condizionamento mentale del “non ce la faccio,mi fermo..”.
Eppure nulla cambia.

Controllo ,con un’occhiata furtiva, se per caso le ruote, silenziosamente, m’avessero tradito ma non c’é traccia di ammutinamento.
Ho già il fiato corto. Alleggerisco ancora il cambio e mi ritrovo a pedalare con la flemma di quei nonni che vedi andare con la graziella verso il supermercato. Non c’é dubbio…ho il respiro pesante, sono spompato, fuori forma, non capisco. Nel frattempo avró fatto 3 km e me ne mancano ancora 18! La giornata é fredda ma sopratutto umida e mi sta penetrando nella pelle e nelle ossa raddoppiando il carico della fatica. Vorrei fermarmi,tornare indietro,prendere il furgone della ditta, caricare la bici e tornare a casa ma in testa ho un mantra che dice”se  torni indietro hai perso”. Perdo l’occasione di giocare con i momenti più difficili, di ribaltare le situazioni più complicate,di scherzare con i miei limiti. Quindi continuo a trascinarmi per la strada. Avverto un certo peso sullo stomaco ed un formicolio fastidioso alle mani ma, lentamente, arrivo al km 10.

Più o meno la metá di questo calvario. Entro finalmente nella periferia di Bologna, che, con case e condomini, rompe la monotonia spaziale dei campi, aiutandomi a percepire la sensazione di un’altra velocità. Guardo il contachilometri e spero.19km/ h. Come un pugno alla mia voglia di continuare. Potrei legare la bici e prendere un autobus ma so che tornerei a casa più affranto che riposato quindi mi alzo ancora una volta sui pedali e spingo. Lo sforzo mi regala un bonus di sudorazione aggiuntiva, ma la testardaggine in questa prova ha acceso nella mia testa un propellente in più. Al 13km inizio a sentirmi un filo rinfrancato. Se penso ai primi passi fatti, adesso avverto un nuovo formicolio, un misto di fatica ed eccitazione per aver scavallato i momenti di crisi. Mi concentro sul respiro e immagino l’ossigeno attraversami le gambe. Sudo ma, in questo caso, non più freddo. Guardo il contachilometri e questa volta so che nn potrà tradirmi: 23km/h! Gli ultimi 4 chilometri sono quasi come prendere uno scivolo all’acquaparco: arrivi in fondo senza fatica. Finalmente di fronte a casa. Chiavi nella toppa del cancello e bici in cantina. É stato un viaggio inaspettatamente faticoso ma, alla fine, soprendentemente entusiasmante.

Salgo i gradini di casa consapevole di quanto mi sia servito resistere. Una semplice lezione da nn dimenticare mai. É quando non ne hai più che ne hai ancora…

Andrea “Bedo” Bedin
© REDAZIONE CiclistaUrbano.com

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