San Francisco: Il paradiso dei ciclisti

 

Il racconto di un nostro caro amico direttamente dagli states: Il paradiso dei ciclisti. Oppure l’inferno.
(il racconto di Ciabba from San Francisco).So, so you think you can tell
Heaven from Hell, blue skies from pain.

Di gente che gira in bici ce n’è parecchia, a San Francisco. Certo, tanti hipster del cazzo che vogliono esibire le loro scatto fisso, che in realtà usano poco o niente (sfido chiunque ad usare un mezzo di trasporto senza marce e senza freni in una città piena di salite/discese al 15/20%). Ma anche tantissime persone normali, che usano quotidianamente la biga come mezzo di trasporto. Ora, ci si può coprire gli occhi di prosciutto e di provincialismo e dire che qui sì che c’è la cultura del rispetto del ciclista. Oppure si può provare a guardare come stanno le cose: proviamo.

Le strade di San Francisco sono disseminate di crepe e buche di dimensioni spaventose (né più ne meno di ogni città europea), ma ovviamente finire in una buca in una discesa al 20% significa rischiare le penne ogni volta (mentre in pianura, male che vada, fori). I furti di bici e di parti di bici sono talmente all’ordine del giorno, che nessuno compra una bici senza avere un ricovero sicuro per la notte. È frequentissimo vedere bici legate ai pali a cui mancano ruote e sella e se, nella città più gay friendly del mondo, si può essere tentati di pensare che l’assenza del sellino sia una scelta consapevole, beh, l’assenza delle ruote certamente non lo è. Il traffico è quello di una città che ha visto crescere a dismisura la propria popolazione senza poter accrescere i propri confini (causa acqua tutt’intorno): roba da far passare la voglia di pedalare. Le salite, oltre ad essere frequentissime e ripidissime (cosa che di per sè mette alla prova anche i ciclisti più allenati), sono spesso interrotte da ripide scalinate, che obbligano i ciclisti a caricarsi la bici in spalla o a cambiare percorso (a volte allungando il tragitto di alcune miglia). La polizia non chiude un occhio nemmeno per il cazzo e se ignori uno stop non esita a farti una multa di 160$.

Insomma, più che il paradiso dei ciclisti, a me (che per inciso non sono ancora riuscito a comprarmi una bici perché il mio condominio non ha uno spazio dedicato e la mia stanza non è abbastanza grande) pare piuttosto il paradiso di sto cazzo.

E allora perché girano tanto in bici? Ve lo dico io. Come prima cosa, potremmo dire che non girare in bici è ancora più difficile che girare in bici: i trasporti pubblici sono indecenti, i parcheggi sono introvabili e costosissimi. Ma la vera ragione è un’altra. La vera ragione è che siamo negli Stati Uniti d’America, o più semplicemente – per dirla con de Tocqueville – in America: qui nessuno si sognerebbe mai di dire “ah, in Olanda sì che hanno le ciclabili e le strade pianeggianti e il resto” o “ecco, io credo che una merda così ce l’abbiamo solo noi, siamo a San Francisco, benvenuti a San Francisco, dalle altre parti sì che si potrebbe andare in bici, è un’anomalia tutta americana”. Nossignore, niente di tutto ciò. Qui vige il senontivabenequellaèlaporta e grazie a questo darwinismo che divora l’autore di ogni piagnisteo provincialotto accade che la gente si compri un casco, si prepari a sudare, si compri un lucchetto che costa quanto la bici, sia pronta a forare spesso, oppure rinunci, ma senza lamentarsi.

Chi vuole andare in bici, semplicemente, ci va, cercando di minimizzare la parte brutta (con superlucchetti, casco, prudenza, ascia pezzata) e godendosi quella bella, che sono delle viste mozzafiato ad ogni curva e il miglior clima che un ciclista possa desiderare.

 

Ciabba from San Francisco.
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